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15 giorni in Campania, Basilicata, Calabria e Puglia con il camper, caravan o tenda

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7 tappe in Campania, Basilicata, Calabria e Puglia con il camper, caravan o tenda da campeggio.

Nuovo appuntamento per conoscere 4 regioni del nostro meraviglioso Sud. Sette tappe che si alternano tra montagne, grandi spiaggie sabbiose, rocce a picco sul mare, borghi storici e ovviamente tanta, tanta enogastronomia. Ogni tappa è possibile sostare, con il camper o il caravan oppure con la tenda da campeggio. In ogni caso ricordate che se dite “siamo amici di Cristiano” vi aspettano i piatti da lavare in cucina!

Periodo: dal 15 maggio al 30 settembre (alcune tappe tutto l’anno) 

Cosa portare: dal costume da bagno ad un piao di scarpe da trekking, passando dalla bici sino allo scooter. Vi suggerisco per le prime due tappe di acquistare la card che si chiama Riviera dei Cedri Card 

Adatto a tutta la famiglia

Chilometri totali delle tappe 1140 km

Tappa 1: Certosa di Padula e Parco Nazionale del Cilento

La prima tappa di questo tour inizia dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Monti Alburni. Si tratta di un territorio ricco di storia e che ospita la montagna più alta della Campania: il Monte Cervati. Preparate le scarpe comode, la notte una copertina e soprattutto iniziate con la dispensa vuota.

Dove sostare tutto l’anno? Vi suggerisco l‘Agriturismo Tre Santi ubicato a 3 km dall’uscita di Bonabitacolo Autostrada Salerno – Reggio Calabria. Aperto tutto l’anno, agriturismo dispone di piazzole per camper, caravan e tende con allaccio elettrico e di quattro stanze matrimoniali. Per tutti gli ospiti c’è il ristorante con prodotti tutti a km0 e di produzione propria. Verdure sott’olio, frutta, marmellate, olio e vino, sono solo alcuni dei prodotti che si possono acquistare.

Agriturismo I tre Santi: area camper e tanta ospitalità

Cosa fare in due giorni?

Visitare la Certosa di Padula, con la speciale guida Giuseppe Verga ( cell. 3318569285)

La Certosa di Padula in camper

Due giorni nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Monti Alburni.

Primo luogo da visitare è il Monte Cervati con escursione al Santuario della Madonna delle Nevi a 1980 metri di altezza. Vi suggerisco di contattare la Proloco di Sanza Sig. Giuseppe cell 3471743168. Merita una giornata in quota per ammirare il golfo i Policastro e Marateo, a 2000 metri di altitudine. Se quest’escursione la fate di inverno, lo shoc è forte: da un lato la neve, dall’altro il mare. Proseguite con le Grotte di Pertosa e Auletta: ideali per cercare un po’ di fresco sono le unisce grotte in Italia che si possono percorrere per un tratto con una barca. La sosta costa 5 euro e avete a disposizione anche l’acqua. Potete sostare sino al mattino anche davanti all’ingresso delle Grotte, poi spostarvi nel parcheggio dedicato ai camper. Successivamente una sosta alle Gole del Calore: a differenza di quello che potete pensare, non è un luogo dove si patisce il caldo, anzi l’acqua dove farete il bagno è tra i 12 e 14 gradi in pieno agosto. Semplicemente il Calore è il fiume che scorre in mezzo a gole della montagna. Un paesaggio da ammirare sia in canoa (4 euro) sia a piedi. Qui trascorrete la notte con il camper, caravan o tenda e sostate ad un costo di 5 euro a notte in riva al fiume, dalla sig.ra Anna e avete pure il caffè offerto con il parcheggio. Ah, non dimenticatevi di mangiare nel ristorante accanto alla sosta, i particolare Fusilli di Felitto.Il giorno successivo dopo aver fatto il bagno nelle cascate delle Gole del Calore, girate la chiave del camper o dell’auto e proseguite raggiungendo i Capelli di Venere: la leggenda narra che un contadino si fosse innamorato di una venere e che per corservare qualcosa del suo amore, tagliò i capelli e nacque questo meraviglioso luogo. Potete sostare gratuitamente con il camper, l’ingresso nell’Oasi è di 3 euro e avete a disposizione i servizi igienici, le panche per mangiare e l’acquaNon è possibile fare il bagno sotto le cascate per non rivinare la “casa” del Gambero di fiume. Infine l’ultima luogo da visitare è l’Inghittitoio di Vallivona. Quest’ultimo luogo è molto ripeto molto particolare. Innanzi tutto siete in sosta libera all’interno del monte più alto della Campania (il Monte Cervati), ma ciò che vi suggerisco e di godervi tutta la giornata a piedi. Con il camper fermatevi quando la strada diventa bianca, oltre rischiate seriamente si compromettere o rovinare il camper! Dalla strada provinciale 18 seguite l’indicazione Santuario Madonna delle Nevi e proseguite sino a quando la strada non diventa bianca. Trovate un luogo nel “bosco” lungo il bordo della strada dove sostare con il camper e poi insossate un paio di scarpe comode o in sella ad una bici con pedalata assistita. Seguendo le indicazioni arriverete a queste coordinate e avrete non meno di un’ora di cammino, ma lo scenario e la sorpresa del luogo sapranno ripagarvi ampiamente. 

Cosa mettere in dispensa? Innanzi tutto fate incetta delle marmellate (gelso, albicocche, pesche, cachi e mela annurca campana che può pregiarsi del marchio IGP ) e prodotti (olio e vino) all’Agriturismo Tre Santi e poi una sosta a Sanza per acquistare la papecchia, o pupaccelle nel dialetto locale, che è un tipico peperoncino campano che trova, anche nella provincia salernitana, terreno fertile per la sua coltivazione. È un peperoncino, classificato come TOPEPO, ha frutti tondi rossi o verdi, una polpa dolce e spessa e viene conservato sottaceto. E ancora, il broccolo del vallo di Diano  e i caratteristici bocconcini alla panna. Sono una preparazione casearia che consiste in piccoli pezzi di mozzarella di bufala campana DOP ricoperti di panna ricavata da latte di bufala o di vacca.

Dove pranzare? Non potete lasciare questa tappa, senza aver pranzato da Zia Addolorata! Si trova a Torre Orsaia ed è molto più di un’esperienza enogastronomica, è un assaporare la tradizione e storia in un’osteria dove il tempo si è fermato alle foto in bianco e nero di famiglia. Addolorata sta qui da sempre, da quando sua mamma apriva le porte di casa e cucinava per operai e viaggiatori.  E’ lei Addolorata che impasta ravioli, cavatelli e scauratielli, prepara il sugo con le polpette, compra carni di pollo e salsiccia dal macellaio di fiducia e ti accoglie come uno di famiglia, raccontando aneddoti della sua vita. 

Osteria da Addolorata - cavatelli e ravioli

Tutto questo, ogni volta che sorge il sole da ben 80 anni. Vi starete domandando il menù? Intanto non si avanza nulla nel piatto (ma non eravate venuti per mangiare??!) il menù non esiste, perchè qui si mangiano, da sempre, le stesse cose: zero antipasti, si passa subito a lagane e ceci e per suguire i cavatelli e i ravioli di ricotta con una pioggia di cacioricotta. Per secondo, un assaggio di polpette, un po’ di pollo in umido e una montagna di patate fresche fritte (fatele condite con il sugo al pomodoro e il cacioricotta a pioggia!).

Tappa 2: Certosa di Padula (SA), Maratea (PT) 60 km

Siamo in Basilicata nella sponda che si affaccia sul Tirreno. Maratea è un insieme di 14 frazioni, incastonate sulla costa, con decine di piccole calette alcune ragguingibili solo via mare. Due giorni per tuffarsi nelle acque blu e per trascorrere anche una giornata in barca.

Dove sostare: da maggio a settembre, il Camping Village Marantea è la base ideale per visitare Matarea e il territorio

Camping Village Maratea: un campeggio per tutta la famiglia

Cosa fare due giorni a Maratea:

  1. Escursioni in barca: dal campeggio potete visitare le Isole Eolie in barca, oppure curiosare tra le numerose calette del golfio di Maratea in kayak o ancora sorvolarlo in tandem in parapendio. Se invece volete godervi una giornata di tranquillità c’è la grande spiaggia di piccoli sassi e sabbia a 30 metri dal campeggio.
  2. Escursuione al Cristo. La statua del Redentore o Cristo Redentore è alta 21 metri ed seconda solo al Cristo di Corcovado a Rio de Janeiro. Posta sulla cima del monte San Biagio, sovrastante Maratea, fu realizzata nel 1965, con un particolare impasto di cemento misto a scaglie di marmo di Seravezza dall’artista fiorentino Bruno Innocenti. Merita una visita (qui il contatto per le visite)  e di ammirare la splendita vista che vi circondera.

Dove pranzare? Oltre al ristorante all’interno del campeggio dove si possono anche prenotare piatti di asporto per pranzo, vi suggerisco una cena a base di pesce al ristorante “da Cesare” a Cersuta e poi l’ottimo gelato “da Emilio” al porto di Maratea.

Tappa 3 Maratea (PT) Cirella (CS) 40 km

Pochi chilometri e siamo in Calabria, affacciati su una grande spiaggia di sabbia. Questa tappa è dedicata a chi vuole gordersi il mare tutto il giorno sino all’ultimo raggio di sono, a chi ama il relax e avere la propria tenda o il proprio caravan o camper, davanti al mare. Una sosta da fare da maggio a ottobre. Siamo a Cirella, vicino a Diamante (CS) affacciati sul Tirreno.

Dove sostare? Area Camper Ulisse Cirella (CS)

Area Camper Ulisse: sentirsi in famiglia

Cosa fare a Diamante (CS):

Innanzi tutto iniziate con Diamante (c’è un sito che vi suggerisco utilizzare per organizzarvi al meglio: Visit Diamante)e il suo centro storico con i murales. Quest’ultimi realizzati nel 1981 da 83 pittori, ebbero il compito di fare una piccola rivoluzione nel paese. Trasformare le vecchie facciate sbiadite e trasandate, con dipinti capaci di narrare la storia del posto o un evento della quotidianità. Nacquero così i murales con soggetti vari che hanno come oggetto le difficoltà del Sud, l’emancipazione femminile, le attività del territorio o le migrazioni o ancora la grandezza di madre natura. Diamante la si raggiunge dall’area camper con una navetta pubblica che porta direttamente al paese. Perla della Riviera dei Cedri ( vi suggerisco di visitare anche il Museo Santa Maria del Cedro) vi porterà via una mezza giornata per essere visitata. Poi spostatevi alle spalle, verso l’entroterra nel Parco Nazionale del Pollino alla scoperta della grotta di Papasidero o Romito, dove è custodito uno dei lasciti di epoca preistorica più importante d’Italia. Se decidete di fare questa tappa in settembre, non perdetevi l’evento più importante della zona: il Festival del Peperoncino. Si tratta di una vera e propria fiera dedicata alla celebrazione di questo prodotto tipico che si diffonde per tutto il borgo. Superfluo quindi dirve che la dispensa va riempita di cedri e peperoncino. Infine il tramonto, quel momento della giornata in cui il sole ci saluta, dando spazio alla luna e un angolo di Diamante da non perdere è proprio il suo belvedere, da cui si può ammirare un fantastico tramonto.

2. Se invece volete godervi il mare, dalla piazzola siete direttamente affacciati sulla spiaggia di Cirella. Sabbia finissima e un mare cristallino. Non manca anche la possibilità con il pedalò di raggiungere il vicino isolotto di Cirella e di godervi alla sera in area camper, una frittura di pesce. 

Tappa 4: Cirella (CS) Gabella (KR) 200 km

Ci spostiamo dal Tirreno allo Jonio a Crotone, attraversando la Sila. Sono ben 200 km che vi porteranno via almeno 4 ore di viaggio, in parte per le pendenze a salire (si raggiungono i 2000 metri) e in parte per il paesaggio che si vorrà fotografare prima di arrivare a crotone. Fondata dai greci nel 718 a.C., divenne una delle città più importanti della Magna Grecia. Il filosofo Pitagora, che vi si trasferì nel 513 a.C. vi fondò la sua scuola e contribuì notevolmente alla crescita della città dal punto di vista militare e politico. Una tappa due giorni per visitare il territorio.

Dove sostare: Area camper Gabella. Aperta tutto l’anno è una delle tappe che si posso fare anche in inverno avendo le località sciistiche a 45 minuti di distanza e godendo di temperture più miti. Dista pochi passi dal mare e con tutti i servizi per la sosta

Cosa vedere due giorni a Crotone:

  1. Un tuffo nel passato: vi suggerisco di visitare l’area archeologica, si trova all’interno della splendida area marina protetta di Capo Rizzuto, istituita negli anni ’90. Con i suoi 15 mila ettari è l’area protetta più grande in Italia. Al suo interno oltre spiagge di sabbia finissima, trovate diversi promontori rocciosi su cui sono costruite torri e castelli. Quella più famosa e da visitare è la celebre fortezza aragonese di Le Castella. unita da una lingua di terra, la fortezza, del XV sec., non servì alla nobiltà del luogo, ma ebbe funzione militare. Lasciate la costa e risalite lungo il Geoparco Ipogeo Altocrotonese, all’interno della Sila sino ad arrivare e godervi il fresco, al lago Ampollino.   dedicato a Hera Lacinia.
  2. Crotone: un giorno tra la storia. E’ il capoluogo di provincia e merita una giornata a perdersi tra chiese, viette e lungo mare. Crotone è una città ricca di storia e natura ad iniziare dalla Cattedrale che risale al secolo IX, poi riedificata nel XV secolo, conserva al suo interno la famosa Madonna Nera, nella cappella della Madonna di Capocolonna. Per poi proseguire con la Chiesa dell’Immacolata che ospita l’unico crocifisso al mondo, il “Cristo Crocifisso”, con gli occhi aperti, un attimo prima di morire e non con gli occhi chiusi, come siamo abituati a vedere. Successivamente fate visita al Castello di Carlo V. Situato sul punto più alto della città, c’è un panorama invidiale lungo il tratto di mare che va da Punta Alice a Capo Colonna. Dopo il Castella, dirigetevi al Giardino di Pitagora , dedicato all’omonimo personaggio, è stato costruito per apprendere attraverso il gioco: strutture e installazioni che rappresentano il pensiero del maestro in tutte le discipline. Dalla matematica alla filosofia. E poi abbandonatevi sul lungomare Gramsci che è il vero e proprio biglietto da visita della città. Qui la movida sera si da appuntamento. .

Cosa mettere in dispensa?  Vi suggerisco il pane di grano duro di Cutro, esportato in tutta Italia, il pecorino, la soppressata e la sardella, una conserva di pesce e spezie. 

Tappa 5: Cirò e Cirò Marina (KR)

Restiamo nella provicia di Crotone per spostarci più a nord arrivando a Cirò Marina. Qui vi suggerisco se avete lo scooter o la bicicletta al seguito, di armarli e di godervi il territorio, tra vigneti, spiaggie e storia.

Dove sostare con il camper o la caravan?

Area Camper Le Casette: Cirò Marina (KR)

Cosa vedere e fare a Cirò Marina (KR)

  1. Il luogo principale luogo d’interesse è l’area archeologica presente nei pressi di Punta Alice. Qui sono stati rinvenuti alcuni resti del tempio di Apollo Aleo. Secondo la ricostruzione degli storici, tali reperti archeologici risalirebbero all’ottavo secolo a.C., a seguito della fondazione della colonia greca Krimisa da parte dei greci epiroti guidati da Filottete. Oltre al tempio di Apollo Aleo fate un salto a visitare il castello Sabatini, una struttura militare la cui fondazione risalirebbe al XV secolo. Proseguite, presso la località Madonna di mare arrivando ai Mercati Saraceni: due schiere di edifici risalenti al Settecento realizzati in pietra e caratterizzati da una forma arcuata. Vengono chiamati Mercati Saraceni perché tali edifici avevano la funzione di conservare le merci in occasione dei mercati, quando non di rado Cirò Marina subì le invasioni del popolo saraceno. Infine, l’ultimo luogo d’interesse di Cirò Marina è senz’altro il santuario della Madonna di Itria, complesso religioso costruito nel XVII secolo dai Padri Passionisti. Visitare il borgo di Cirò Superiore e le cantine del vino doc. Perdersi tra il silenzio di un borgo rimasto lontano dalla frenesia e dal caos. assaporare l’idea che ci siano ancora persone che lasciano l’uscio di casa aperto e che se vi affacciate per chiedere un bicchiere di acqua, con un sorrivo vi viene offerto. Ritagliatevi un giorno di questa tappa per visitare si ail piccolo borgo arroccato in collina e sia la via dei vini, visitando una delle tante cantine di vini doc. Qui trovate l’elecono delle aziende viti vinicole di Cirò.

Cosa mettere in dispensa: innanzi tutti il Vino Cirò DOC, rosso e rosato, sono prodotti con uve “gaglioppo”. Poi il Cirò Bianco con uve “greco bianco”. Poi la Sardella (“Sardedda”), ovvero una crema da spalmare a base di sarda, sale, peperoncino e semi di finocchio selvatico. Si consuma spalmandola su pane, in tal caso è servita in piattino da portata guarnita con pezzettoni di cipolla, oppure usandola come condimento per gli spaghetti.

Tappa 6: Cirò Marina (KR) Gallipoli (LE) 350 km

Ci spostiamo dalla parte opposta dello Ionio e raggiungiamo una delle perle del Salento: Gallipoli. Una meta estramente ambita per le spiagge e il mare incantevole, le numerose feste patronali e l’enogastronimia locale, nasconde in realtà piccoli tesori da vivere e visitare ogni periodo dell’anno. 

Gallipoli, Santa Maria di Leuca e Otranto. Gallipoli, nota anche come la Perla dello Ionio dal nome del meraviglioso mare su cui protende, si sviluppa in due parti, il borgo, più moderno e il centro storico, delizioso e ricco di arte e cultura.Quest’ultimo si caratterizza per le sue viuzze strette e tortuose, pullulanti di chiese e di antichi edifici storici, civili e militari, appartenenti a diverse epoche culturali. La caratteristica che rende unico e stupefacente il centro storico è che si estende su un piccolo e grazioso isolotto completamente circondato dal mare limpido e cristallino del Salento e collegato alla parte nuova della città da un ponte pullulante di vita. Merita una sosta il Rivellino di Gallipoli che fu concepito alla fine del ‘400 dall’architetto, ingegnere e scultore senese Francesco di Giorgio Martini a cui il Duca di Calabria aveva affidato l’incarico di riprogettare il sistema di difesa del Regno del Salento meridionale. Particolarmente suggestivo durante le serate estive, quando ospita manifestazioni culturali e proiezioni cinematografiche, il Rivellino è una fortificazione munita di torre eretta all’esterno del Castello di Gallipoli per difenderlo dagli attacchi dei nemici e per proteggere l’entrata e l’uscita degli assediati dallo stesso. Lasciata Gallipoli, dirigetevi verso est e incontrate il punto più a est dell’Italia, ovvero Otranto. Protetta da spesse e possenti mura, le quali delimitano anche la zona pedonale permettendo di visitare tutta la zona centrale a piedi, senza il traffico delle automobili e godendosi i caratteristici negozietti di artigianato locale. Simbolo della cittadina è il maestoso Castello Aragonese. Costruito nel 1485 come fortezza di difesa per via della strategica posizione geografica tra Oriente e Occidente di Otranto, conserva ancora oggi il fossato, che un tempo ovviamente aveva scopi difensivi, mentre il ponte levatoio è andato perso. A testimonianza delle numerose battaglie, la Cattedrale d’Otranto conserva 800 crani appartenuti a quelle persone che nel 1480, non riuscirono a sfuggire alla furia dei turchi. Una flotta con più di 150 imbarcazioni e 18.000 soldati turchi attraccò proprio d’avanti ad Otranto dove la popolazione, formata da soli 6.000 abitanti, si dovette arrendere. Da questo fatto, ancora oggi c’è il detto conosciuto un po’ in tutta Italia: “Mamma li turchi!”. Lasciata la Cattedrale perdetevi tra le viette del centro e cercare di scivolare al mare seguendo le indicazioni per la Baia dei Turchi. Ci vorrà pochissimo tempo per farti venire voglia di tuffarti in in un mare colore azzurro cristallino. Infine l’ultima perla che vi suggerisco di visitare è il punto dove il Mar Adriatico si incontra con il Mar Ionio: Santa Maria di Leuca. L’etimologia del nome Leukòs, ovvero bianco, indica una città bianca, luminosa e non ha a caso la pietra leccese degli edifici, il sole che splende instancabile, il mare che brilla testimoniano appunto bianco.  Uno scrigno di storia, colori, spettacoli della natura e leggende che definiscono questa piccola frazione del comune di Castrignano del Capo (LE). Vi suggerisco di non perdervi  la spettacolo del punto d’incontro fra due mari: tra Punta Meliso e Punta Ristola, lo Ionio e l’Adriatico si baciano e si fondono mescolando le proprie acque. Prima di lasciare Leuca recatevi al Faro. Situato a pochi passi dalla piazza della Basilica Santa Maria de Finibus Terrae, il Faro di Leuca alto 102 metri, sovrasta la piccola cittadina e offre la possibilità di ammirare un panorama mozzafiato.

Tre motivi per amare Gallipoli

Dove sostare con il camper, caravan o tenda e dove vivere il Glamping a Gallipoli (LE)?

AgriCampeggio e Glamping Torre Sabea ubicato a Litoranea per Santa Maria al Bagno, SP108, 73014 Gallipoli. Ideale per tutta la famiglia e per ogni tipo  di veicolo e ovviamente anche le tende. Tra i servizi per gli ospiti ci sono ristorante con asporto in piazzola, bara e la navetta per la spiaggia di sabbia, mentre davanti al campeggio potete fare il bagno tre le rocce. Se non possedete un veicolo per la vacanza, il campeggio ha una zoan Glamping con 6 strutture attrezzate con cucina e servizi. Il campeggio è aperto tutto l’anno e gli animali sono i benvenuti.

Cosa mangiare a tavola e non solo.

Innanzi tutto la Frisa (o frisella), un particolare piatto freddo salentino: una sorta di ciambella di pane duro che va bagnata per alcuni secondi in acqua per farle acquisire il giusto grado di morbidezza. Poi va condito con olio extravergine d’oliva, origano, sale e pomodorini. Potete anche trovare delle varianti con mozzarella, tonno e capperi.  Restando negli aperitivi, il Rustico leccese è perfetto. Un medaglione di sfoglia burrosa con ripieno di pomodoro, mozzarella e besciamella. A tavola degustatevi, Ciceri e tria, ovvero i ceci accompagnati da pasta sottile e fritta, oppure la Sagna ncannulata, pasta fatta in casa dalla tipica forma elicoidale e allungata. E’ perfetta se condita con pomodoro fresco, basilico e ricotta forte. Un omaggio alla tradizione e alla storia arriva dalla Scapece gallipolina. La storia di questo piatto affonda in radici antiche, agli assedi dei saraceni, per i quali era necessario rifornirsi di cibo che potesse conservarsi bene. I pescetti piccoli, sempre reperibili e numerosi, sono fritti e fatti marinare tra mollica di pane imbevuta di aceto e zafferano dentro le tipiche tinozze di legno chiamate calette. E poi come dolce il “pasticciotto” ad esempio, simbolo per eccellenza dei dolci salentini, va mangiato rigorosamente caldo, meglio se appena sfornato in  Piazza Sant’Oronzo a Lecce, o sul lungomare di Otranto o Gallipoli. Sempre in luoghi all’aperto va degustato anche il caffè in ghiaccio (con latte di mandorla) una bevanda importata in Terra d’Otranto dalla Spagna valenciana all’inizio del XVII secolo. Io vi suggerisco questi luoghi dove mangiare tipicamente salentino: Sapori Salentini  o la Pentola degli Gnomi a Gallipoli. Non meno interessante è  la trattoria casereccia Le Zie a Lecce oppure la masseria Le Stanzie a Surpesano (Lecce) 

Tappa 7: Gallipoli (LE) Barletta (BAT) 250 km

La Puglia è proprio grande! Circa 5 ore di strada e approdiamo alla settimana tappa: Barletta un provincia che racchiude ancora Trani e Andria.

Un giorno a Barletta. Iniziate con una colazione a Bar Fieramosca da Salvatore in Via 
Consalvo da Cordova, 28  con appena 1,50 euro (caffè e cornetto) e un gelato alla Gelateria del Corso in pieno centro cittadino, davanti al famoso Colosso. ll Colosso di Barletta una statua di bronzo alta circa 5 metri è noto anche come “il Gigante” o Eraclio ed  è l’emblema della città di Barletta. Risalente a poco meno di duemila anni fa, si pensava sino a qualche tempo fa, che il Colosso rappresentasse l’imperatore Eraclio I. Studi recenti, però, hanno messo in luce l’erroneità di questa identificazione attribuendo invece la statua alla persona dell’imperatore d’oriente Teodosio II, all’età di trentotto anni, nel pieno del suo splendore imperiale. Questa ipotesi è da considerarsi verosimile proprio per la pettinatura, l’abito e la presenza del gioiello gotico montato sul diadema sulla fronte del colosso, che riconduce ad Elia Eudossia, madre dell’imperatore Teodosio, di origine franca.
Lasciate alla vostre spalle il Gigante e inoltratevi nel centro storico perdetevi tra i vicoli, immergetevi dei profumi che arrivano dalle finetre delle cucine operative sin dalle prime ore della giornata. E poi scivolate sino al Castello, un’imponente fortezza circondata da un fossato e da ampi giardini. Realizzato dai Normanni ha subìto gli influssi dei suoi successori, arrivando a noi come un’unione dei vari interventi. Appare come un bianco blocco quadrangolare in calcare e nel periodo di maggior splendore è stato dimora di Federico II di Svevia. Il Castello è visitabile e vi consiglio di vedere il calendario degli eventi perchè spesso ospita all’intero alcune sale per esposizioni e mostre temporanee. Davanti al Castello, trovate un’altra testimonianza di crocevia di stili e dominazioni: la Cattedrale Basilica di Santa Maria Maggiore, un risultato di un sovrapporsi di basiliche, partendo dalla prima edificata nel VI secolo, per poi arrivare alla seconda del X-XI secolo e finendo con l’attuale. Per raggiungere l’ingresso occorre oltrepassare l’arco posto sotto il campanile per arrivare all’abside in stile gotico e poi la facciata in stile romanico. Il bel campanile risale al XII secolo mentre l’interno della Cattedrale è costituito da tre navate con diverse cappelle laterali. Non perdetevi i sotterranei!
Infine l’ultima tappa che identifica Barletta come città della disfida. E’ sufficiente proseguire Via del Duomo fino a raggiungere la Piazzetta della Sfida. Qui in bella mostra un tempietto edificato nel 1930 in cui è presente una targa in bronzo che ricorda i cavalieri protagonisti della battaglia contro i Francesi, la celebre disfida. Su un lato della Piazza si accede alla Cantina della Sfida ospitata all’interno di Palazzo Damato del XIV secolo. Non vi è certezza che questo luogo sia proprio quello del lancio della sfida ma è oggi visitabile e di proprietà del comune. Predetevi qualche minuto perchè vi racconterò una delle più belle sfide del nostro Paese. Siamo all’inizio del 1500 e Federico II aveva dovuto arrendesi alla coalzione vicente di spagnoli e francesi, lasciando il sud in mano a loro. Tuttavia tra i due non corse buon sangue, anzi i francesi si erano spinti fino a Canosa di Puglia, dove si scontrarono con gli spagnoli. Alla fine dello scontro, le truppe di Diego de Mendoza catturarono e portarono a Barletta vari soldati francesi, fra cui il nobile Charles de Torgues, soprannominato Monsieur Guy de la Motte. Il 15 gennaio del 1503 i prigionieri furono invitati a un banchetto indetto da Consalvo da Cordova in una cantina locale (oggi chiamata Cantina della Sfida e che vi ho scritto sopra trovate e potete visitare). Durante l’incontro, la Motte contestò il valore dei combattenti italiani, accusandoli di codardia. Lo spagnolo Íñigo López de Ayala difese invece con forza gli italiani, affermando che i soldati che ebbe sotto il suo comando potevano essere comparati ai francesi quanto a valore; Si decise così di risolvere la disputa con uno scontro. La Motte chiese che si sfidassero tredici cavalieri per parte il 13 febbraio nella piana tra Adria e Corato. I cavalli e armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori come premio, il riscatto di ogni sconfitto fu posto a cento ducati e furono nominati quattro giudici e due ostaggi per parte. Capitano dei tredici cavalieri italiani sarebbe stato Ettore Fieramosca, che si occupò dello scambio di missive con la controparte francese, Guy la Motte. Siete curiosi di sapere come è finita? Tutti i francesi vennero catturati o feriti uno dopo l’altro dagli italiani, che conseguirono una netta vittoria e non solo. I francesi, sicuri della vittoria, non avevano portato con loro i soldi del riscatto e quindi furono condotti in custodia a Barletta, dove fu Consalvo in persona a pagare di tasca propria il dovuto per poterli rimettere in libertà.
Il secondo giorno di questa tappa, trascorretelo a Trani. Elegantemente adagiata sulla cosa con la cattedrale sul mare. 
 
Dove sostare con il camper a Barletta?

E se non avete il camper, nel pieno centro storico di Barletta vi suggerisco il B&B Le Statuine

Tappa 8: Barletta (BAT) Rodi Garganico 200 km

Per l’ultima tappa ci spostiamo all’estremità nord della Puglia: quello sperone chiamato Gargano e precisamente davanti alle Isole Tremiti. Il Gargano, ricco di aree marine protette e di natura incontaminata è la prima tappa di questo itinerario. Viene chiamato, lo sperone d’Italia ed è un promontorio montuoso che supera di poco i 1000 metri sul livello del mare. Esteso su circa 2100 kmq di cui circa 110 sono rappresentati dai laghi costieri di Lesina e Varano. Qui vi poterò per due giorni a scoprire la tradizione, la religione e la natura in barca e a piedi. Ovviamente portatevi sempre un paio di scarpe comode, un paio di bermuda, maglietta e il costume in borsa!

Dove sostare con il camper, il caravan o la tenda?

Area Camper Isola Bella: Rodi Garganico (FG)

Cosa fare e visitare due giorni in Gargano

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  2. Un giorno alle Isole Tremiti in barca. Partendo dal porto di Peschici, attraverso specifiche imbarcazioni, vi suggerisco di visitare le aree marine protette delle splendide Isole Tremiti. Due sono le raccomandazioni fondamentali: sulle Isole Tremiti non sono ammesse auto (le uniche sono quelle dei residenti) e non c’è acqua, quindi portatevi almeno una bottiglia di acqua per le vostre necessità. Il tragitto per raggiungerle in barca, dura un’ora e mezza e il ritorno nella stessa giornata è alle ore 17,30 (approfittate a quel punto che godervi Peschici al tramonto e magari cenare in un dei ristoranti del centro storico). Le isole Tremiti rappresentano l’unico arcipelago italiano composto da quattro piccole isole, nel basso Adriatico e fanno parte del Parco nazionale del Gargano. Vi conquisteranno per il mare incontaminato e ricco di fauna, ideale per chi ama fare immersioni. Conosciute sin dall’antichità come “isole Diomedee”, sono legate alla leggenda del mitico eroe greco Diomede , che approda sulle coste del Gargano e sceglie queste terre come sua dimora sino ad esserne sepolto. Alla sua more, la dea dell’amore Afrodite trasformò i suoi compagni in procellarie perché continuassero a lamentare la perdita del loro signore e ne vegliassero la tomba.Oggi è ancora possibile ascoltare il singolare verso di questi uccelli marini, che sono berte maggiori (Calonectris diomedea), sull’isola di San Domino che è proprio il primo approdo con la barca quando arrivate. Rappresenta l’unico centro abitato e il porticciolo è nel punto in cui l’isola fronteggia l’altro isolotto quello di San Nicola (le due isole distano meno di 200 metri). San Domino è ricoperta da una fitta pineta d’Aleppo e da una rigogliosa macchia mediterranea. L’isola ha una sola spiaggia di sabbia, cala delle Arene mentre parecchie cavità naturali da visitare, come la Grotta del Bue Marino, profonda 70 metri che deve il nome dalle foche monache che qui sostavano, la Grotta delle Viole, il cui nome deriva dalla colorazione rosso violacea delle alghe calcaree che tappezzano le pareti sommerse della stessa, la Grotta del Coccodrillo e quella delle “Rondinelle” . La seconda isola da visitare, è San Nicola che costituisce il centro storico ed amministrativo dell’arcipelago. Qui vi suggerisco di vedere  l’Abbazia di Santa Maria a Mare, con la cinta muraria ancora intatta. Per ampiezza è l’Abbazia più grande del Mediterraneo. Proseguite con l’isola di Capraia è situata a nord dell’isola di san Nicola dove la natura vive in modo incontaminato, perche l’isola è disabitata e non è possibile sbarcarci. Molte escursioni però fermano a pochi metri dalle sue rive perché qui si trova una statua sommersa di Padre Pio, oggi San Pio e le acque, limpide e pulitissime, invitano sempre al bagno.  Infine merita di essere visto anche lo scoglio di Cretaccio, che vi catturerà per il suo colore giallastro dovuto alla natura argillosa del terreno.
  3. San Giovanni Rotondo. Il Gargano è terra anche di fede e di storia. A San Giovanni Rotondo trovate la Chiesa di san Pio da Pietrelcina. E’ un luogo dove la fede e la devozione, traspirano in ogni angolo del edificio. Voluto dai frati Minori Cappuccini confratelli di padre Pio e dai suoi numerosi devoti, per poter al meglio accogliere le reliquie del santo e allo stesso tempo dare dignità alle celebrazione eucaristiche, la Chiesa è frutto del lavoro del famoso architetto Renzo Piano, affiancato da Mons. Crispino Valenziano, che ne cura l’aspetto liturgico. Di sicuro interesse da visitare la Cripta e la Cella del Santo, la Chiesa Antica, la Via Crucis alle pendici del Monte Castellano e la Casa Sollievo della Sofferenza.

Cosa mettere in dispensa della caravan o del camper

Non dici Puglia se non dici Tarallo! Nei centri di Peschici e Vieste, ne trovate di diverse forme, dolci, salati, aromatizzati e non. Così come non dimenticate di trovare spazio per le ostie ripiene, i biscotti e soprattutto il miele e l’ottimo olio extravergine.  Inoltre se sostate 3 giorni nell’area camper Isola Bella e siete amici di Cristiano, avete una bottiglia da un litro di olio extravergine di produzione propria. Se invece soggiornate 5 notti, una latta da 5 litri di olio.

Cosa ordinare a tavola

Tutta la costa del Gargano è un tripudio di rocce a picco sul mare e su queste rocce è possibile trovare i Trabucchi, ovvero antiche strutture fatte con pali di legno che si intrecciano a fili e carrucole utili per la pesca. Alcuni trabucchi abbandonati sono stati trasformati in ottimi ristoranti dove degustare la cucina tipica locale fatta di prodotti di eccellenza e genuinità. Qui a parere personale, la qualità dell’olio, delle olive, del pane e del pesce fresco è superiore a tante altre località. Si possono gustare sia prodotti dell’entroterra come formaggi, olive, sia quelli del mare come seppie e cozze. A tavola vi suggerisco di assaggiare le Bruschette, enormi fette di pane con pomodori tagliati piccoli, alici, olive e ottimo olio di oliva, la Pepata di Cozze che non ha nulla a che vedere con quella partenopea, perché è fatta con pomodori tagliuzzati, aglio, cipolle, viene servita in tegami di terracotta e va mangiata ancora calda. E per finire tra i dolci tipici della tradizione ci sono le Cartellate che vengono preparate con pasta sfoglia arrotolata ripiena e ricoperta di mandorle, miele e vin cotto e i taralli sia dolci che salati con abbondanti mandorle. E ora dove mi sono trovato bene a tavola. Ristorante da Antonio sulla Baia di Manaccora La sua posizione è per una cena romantica o per chi ama avere il mare davanti: sei praticamente sulla spiaggia. Al trabucco da Mimì: un luogo pieno di tradizione e poichè non è molto grande vi consiglio di chiamare prima e magari prenotare. Impagabile il tramonto sulla Punta di San Nicola da godersi seduti a tavola degustando un piatto di pesce. 

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Cristiano
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