Un weekend al Lago di Campotosto

Una meta per un weekend al fresco nel cuore dell’Abruzzo: il lago a forma di V.

Dalla cima del Gran Sasso d’Italia, detta Corno Grande – vetta occidentale, con i suoi 2.912m s.l.m., il massiccio montuoso più alto degli Appennini, guardando verso nord-est, si scorge un lago a forma di “v”, incastonato fra i Monti della Laga. Disceso il massiccio calcareo, in un’ora di guida attraverso la bellissima Valle del Vasto, superato il passo delle Capannelle, ci si trova sulle rive del Lago di Campotosto, a 1.313m s.l.m. La creazione del lago, avvenuta a cavallo degli anni trenta e quaranta, ha modificato sensibilmente il clima della zona, mitigando i rigidi inverni e raffrescando le lunghe estati.
Oltre a cambiare il clima, la comparsa del lago, ha mutato profondamente lo stile di vita degli abitanti dei piccoli borghi che vi si affacciano. Un tempo infatti le attività principali erano l’allevamento di ovini e la coltivazione di patate, frumento e cereali per l’alimentazione degli animali. Ora le aziende agricole si sono spostate poco più a monte e, nell’altopiano ora coperto dalle acque, si svolgono sport acquatici quali windsurf, kitesurf, e kayak. La strada che costeggia il bacino invece, con i suoi 40km di lunghezza, si presta benissimo al cicloturismo e, per chi preferisce pedalare su sterrato, le possibilità e i sentieri sono decine e decine.
Anche per gli amanti del trekking le possibilità sono moltissime e i Monti della Laga offrono splendide vedute sul lago e sulle verdissime vallate circostanti. Da qui passano due cammini di recente costituzione: il “Cammino Naturale dei Parchi“, che con i suoi 430km, attraversa 42 borghi in 25 tappe e il “Cammino delle Terre Mutate” (detto anche “trekking di solidarietà”), 250km da Fabriano a L’Aquila. Un percorso solidale e di conoscenza, un momento di relazione profonda con l’ambiente naturale e con le persone che vivono nei luoghi trasformati dal sisma, attraverso Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo e due importanti aree protette, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Purtroppo non è possibile apprezzare la bellezza architettonica del borgo principale di Campotosto, che dà nome al lago, a causa dei numerosi sismi che sin dal 1800 hanno duramente colpito la zona. Gli abitanti del luogo non si sono comunque mai scoraggiati e, con impegno, costanza e dedizione, si sono sempre rimboccati le maniche, affrontando le nuove sfide, ma senza mai abbandonare le tradizioni.
A differenza di quanto potrebbero dichiarare Newton e Schopenhauer, il tempo qui non sembra essere uniforme, assoluto; ci si trova di fronte ad un tempo convergente e parallelo, in una trama che si avvicina, si interseca e si intreccia da secoli. A proposito di trama, in paese conosciamo Assunta e ci intrufoliamo nel suo laboratorio, “La Fonte della Tessitura“, dove sembra di fare un vertiginoso salto nel passato. I coloratissimi e meravigliosi capi in vendita sono filati al vecchio telaio tradizionale di legno, non solo, le materie prime come lino, lana e canapa, giungono in laboratorio al termine di un percorso di filiera interamente seguito da Assunta, la sua anziana madre e pochi altri abitanti del paese. Il lino che viene qui lavorato ha 150 anni di età e, di anno in anno, il laboratorio si occupa della raccolta dei semi a fine stagione, per poter seminare e raccogliere ancora e ancora la fibra proveniente dalle nuove generazioni di quelle stesse piante che, di madre in figlia, sono passate attraverso le laboriose mani delle donne di Campotosto. Addirittura la Cambridge University è venuta sulle rive del lago a studiare l’antica pianta che sopravvive grazie all’amore e al lavoro de “La Fonte della Tessitura”.
Mentre tratteniamo le lacrime per la commozione di fronte ai racconti della tessitrice d’altri tempi, alcune clienti entrano in laboratorio. Alla domanda “perché non apri un negozio online” gli viene risposto che ciò arricchirebbe il negozio, ma non di certo il paese e nemmeno gli acquirenti, che perderebbero l’occasione di conoscere i volti sorridenti segnati dalle rughe di una vita di lavoro e di sfide, vedere Campotosto, il contesto naturalistico in cui si trova e la sua storia, comprendendo più a fondo il valore di ogni singolo articolo in vendita. Assunta è anche un’ottima guida per le escursioni da fare in zona ed è promotrice di alcuni eventi, fra cui “La festa del lino“, che si tiene nel mese di giugno. Presso l’Osteria del Pescatore conosciamo Filomena, gestrice di un’attività a conduzione familiare che si tramanda da generazioni. Nei minuti che rubiamo al suo lavoro di cucina, ci racconta della nascita dell’osteria. I suoi genitori si occupavano principalmente di allevamento e agricoltura, ma gestivano anche una piccola locanda che dava ristoro ai passanti, lungo la strada che al tempo non era asfaltata. Con la comparsa del lago il padre di Filomena è stato uno dei primi ad intraprendere l’attività di pesca e dunque la madre si è dedicata alla cucina del coregone. La ricetta che oggi si può gustare a Campotosto è ora registrata e giunge sulle tavole della bellissima terrazza panoramica sul lago, direttamente dalla tradizione della famiglia Moretti, che si occupa di tutti i passaggi, dalla pesca alla cucinazione e la preparazione di vasetti di coregone marinato, ottimo souvenir da portare a casa o regalare agli amici più golosi. Quando si parla di tradizione gastronomica dell’area, non si può certo non nominare la mortadella di Campotosto. Pare che fin dal Medioevo i produttori si tramandassero oralmente il segreto della lavorazione, proprio per salvaguardare la tradizione e la produzione artigianale è nato un Presidio Slow Food.
Anche i prodotti caseari non mancano e, per i curiosoni come noi, è possibile assistere alla produzione de “La Mascionara”, azienda agricola che perde le sue radici nel tempo, sino a quando sui Monti della Laga si viveva di nomadismo e pastorizia. Oggi, i discendenti degli allevatori d’altri tempi, si sono stabiliti poco fuori Campotosto, dove si trova il laboratorio che produce le leccornie della tradizione locale e che naturalmente visitiamo. Vengono prodotti formaggi pecorini, caprini, vaccini e misti, di ogni età di stagionatura, al naturale o aromatizzati al tartufo, al peperoncino e alle erbette. Insaccati, prosciutti, carni e gli immancabili arrosticini (pura pecora), arricchiscono l’offerta dell’azienda. Il laboratorio è visitabile su prenotazione e si possono così vedere tutti i passaggi che, dalla mungitura alla stagionatura, danno vita alle prelibatezze che è possibile assaggiare durante la degustazione. Fra attività sportive, la possibiltà di immergersi in una natura incontaminata in totale relax e le ricchezze culturali e gastronomiche del luogo, al lago di Campotosto si ha occasione di vivere una vacanza, o un week end, che difficilmente si potranno scordare.

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