Cinque vini in camper

Cinque vini, cinque territori, cinque diverse storie da raccontare dalla Valle d’Aosta alla Sardegna tra usi, culture e leggende. Dalle cime del Monte Bianco alle pendici dell’Etna, inauguriamo questa nuova rubrica che vi porterà alla scoperta dei grandi territori vinicoli del “Bel Paese”. 

Cinque vini, cinque territori, cinque diverse storie da raccontare dove il “nettare degli dei” interpreterà la parte del protagonista coinvolgendo l’appassionato in un piccolo grande viaggio extrasensoriale tra storie, miti, leggende e tradizioni. Il nostro viaggio ha inizio in Piemonte, la terra dei re, dove il Nebbiolo con la sua corona domina le valli delle Langhe, in compagnia dei suoi principi: il Barbera e il Dolcetto. Ed è proprio con il re dei vigneti che inizieremo il nostro lungo viaggio alla scoperta dei grandi vini italiani.

  1. NEBBIOLO – Vitigno nobile ed esclusivo, il Nebbiolo riflette in modo inconfondibile il suo legame con il territorio. Un territorio che possiamo definire come la sua terra d’elezione, dove raggiunge il massimo della sua espressione rilasciando ai nostri sensi un’emozione millenaria di un’area che ha visto passare duchi, conti, re e ministri. Una sensazione così tanto intensa che potrà ricordare i grandi rossi di Borgogna, in un’area che potremo definire sua “gemella”. Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, Grinzane Cavour, La Morra, Novello, Cherasco, Verduno, Castiglione Falletto, Diano e Roddi sono gli undici paesi situati a sud di Alba dove in circa 1000 ettari di vigne la corte del Nebbiolo trova il suo habitat dando origine a quello che sarà il Barolo. Dall’altra parte del Tanaro, a nord di Alba, ci sono altri 4 comuni dove il Nebbiolo trova un altro grande habitat dando origine ad un altro grande rosso: il Barbaresco. Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco Seno d’Elvio sono le aree in cui il “fratello” del Barolo trova la sua origine prendendo il nome di “grande vino”, anche se la sua intensità è leggermente minore a quella del suo “consanguineo”. Ora però, dopo queste nozioni, proviamo a degustare 3 diverse tipologie di nebbiolo cosicché potremo notare le grandi differenze che lo stesso vigneto ci può rilasciare. Inizieremo la nostra degustazione da Monforte d’Alba, un piccolo comune di 2040 abitanti situato a 480 metri sul livello del mare. Poco fuori paese, in località Ginestra, su uno sfondo collinare troviamo una vasta estensione di vigneti suddivisi tra Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Chardonnay. Il terreno è di tipo calcareo a medio impasto, ciò vuol dire che predispone di una struttura che permetterà al vino un lungo invecchiamento.
    GAVARINI LANGHE NEBBIOLO di Elio Grasso.
    Il vino si presenta al calice con un colore rosso rubino, sinonimo di giovinezza con una lacrimazione abbastanza lenta. Ciò sta a confermare che, nonostante la giovane età, possiede un gran corpo con una graduazione alcolica compresa tra i 13 e i 14 gradi. Al naso possiamo sentire sensazioni fruttate di ciliegia quasi matura con una nota di spezie dolci e sottili sfumature di menta, oltre ad una sensazione vinosa che ci ricorda la cantina in piena fase di fermentazione alcolica. Al gusto invece noteremo delle sensazioni di freschezza ( il vino infatti non riposa nel legno) e di una spiccata sapidità dovuta al contatto con il terreno medio calcareo accompagnata da un tannino abbastanza noto, ma non aggressivo. A deglutizione effettuata noteremo una buona persistenza gusto – olfattiva che ci permetterà di sentire la sensazione vinoso anche dopo diversi minuti. La giovinezza del vino ci porta su due diverse strade: conservazione in cantina per altri 2/3 anni o un consumo immediato con un cibo di terra come i cannelloni ripieni di carne e la tartare di fassona che con la loro spiccata succulenza troveranno il giusto abbinamento nelle note tanniche e minerali di questo piccolo grande Nebbiolo. DUE NOTE SULLA FERMENTAZIONE: Il vino viene fatto fermentare in vasche di acciaio inox e
    successivamente riposa sempre in vasche d’acciaio fino al mese successivo alla vendemmia. Questo Langhe Nebbiolo DOC, di Elio Grasso, mostra un’interessante integrità di frutto, ed esalta le caratteristiche peculiari del varietale. Offre una bella beva, scorrevole ma appagante nel contempo.

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2) BAROLO GAVARINI CHIENRA ELIO GRASSO 2013. Stessa cantina, stesso vigneto, ma con un diverso trattamento. A differenza del Nebbiolo Langhe, questo Barolo Gavarini Chinera Elio Grasso 2013 riposa per 30 mesi in botti di rovere di Slavonia perdendo molte delle caratteristiche giovanili, ma
allo stesso tempo, acquisisce dei sentori terziari tipici dell’affinamento in botte regalando ai sensi sensazioni tostate, speziate con note di frutta matura e una lunga persistenza. All’occhio il vino si presenta con un colore rosso rubino tendente al granata, sinonimo del lungo periodo trascorso all’interno delle botti. Se proviamo a roteare il calice vedremo una lacrimazione molto lenta, quasi assente che conferma una graduazione al di sopra del quattordicesimo grado. La bellezza di questo vino la sentiremo però a naso con delle note balsamiche che potrebbero ricordare l’aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P, dei sentori di confettura e di frutta matura fino ad arrivare ai richiami di caffè e cacao, ragione per cui molti appassionati degustano questo vino in abbinamento ad un cioccolato fondente 100% cacao. La bocca però è quella che regala maggiori soddisfazioni: il suo tannino solido e persistente non presenta alcuna aggressività, ma una spiccata eleganza, la sua persistenza è talmente
ampia che rilascia in bocca tutta la sua struttura; una struttura ampia quasi quanto quella olfattiva che lo rende ancora più affascinante di quanto lo sia già.
CON CHE COSA ABBINARLO
Bere un Barolo è sinonimo di occasione. Degustare questo vino significa aprirlo con almeno due ore d’anticipo, decantarlo e abbinarlo a piatti complessi come quelli della cacciagione o un brasato. Personalmente credo che questo vino si possa abbinare con delle pernici al ginepro e con una bella cacciagione di pelo come la lepre in salmi o alla cacciatora, magari corretta con spezie e chiodi di garofano.

3) BARBARESCO DOCG 2015 CASCINA SETTEVIE

Ci spostiamo da Monforte in direzione di Alba e, una volta superata la cittadina della famiglia Ferrero noteremo un piccolo borgo collinare di 927 abitanti dove il Nebbiolo insieme al Barbera e al Moscato illuminano il verde delle colline. Il paese, fino a pochi anni fa frazione del comune di Barbaresco, denominato Treiso ospita una delle più importanti aree dove ha origine il fratello del Barolo: il Barbaresco DOCG. 
Un “gemello” dato che deriva dalla stessa uva, ma allo stesso tempo diverso data la differenza di terreno e un minore affinamento nelle botti (15 mesi circa). Il vino che vi vogliamo raccontare è un Barbaresco DOCG 2015 della Foresteria e Cantina Settevie, una tipica cascina delle Langhe dove la tradizione e la cultura locale attraggono turisti di diverse parti del mondo.
Il vino si presenta al calice con un colore rosso rubino tendente al granata.
Roteando il calice possiamo notare una lenta lacrimazione che rispecchia il buon grado alcolico del prodotto. Al naso notiamo un’ampia sensazione balsamica con sentori di frutti di bosco maturi e piccoli cenni di pepe nero. Ciò è dovuto – anche se non lunghissimo – all’affinamento nel legno.
Al gusto possiamo notare una forte intensità, un corpo pieno che ne conferma la rotondità accompagnata da un tannino elegante ed una media persistenza.
CON COSA ABBINARLO? La sua tannicità e la notevole persistenza regalano al vino una profonda struttura che permette un matrimonio perfetto con della selvaggina e le carni rosse.

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4) Lasciamo ora il Piemonte ed iniziamo a dirigerci verso il sud con una piccola tappa nel modenese.
Un piccolo paese caratterizzato dalla presenza di una piazza a scacchiera, dove ogni anno si celebra la “dama vivente”, Castelvetro di Modena, mette in mostra sulle sue colline una serie di vigneti a bacca rossa da cui deriva uno dei più importanti vini rossi frizzanti della “terra rossa”: il Lambrusco Grasparossa. Il lambrusco in Emilia è come il Barolo in Piemonte: una religione a cui non si deve mai disobbedire e, proprio per non tradire questa fede, ci troviamo in una cantina situata nel cuore delle colline di Castelvetro dove il vento estivo nelle sere d’estate contrasta gli elevati picchi d’umidità tipici del territorio pedemontano. La cantina si chiama Fattoria Moretto e il vino è un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC Monovitigno.
Il vino si presenta al bicchiere con un colore rosso porpora sinonimo di giovinezza. Roteando il calice noteremo una lacrimazione media che conferma un grado alcolico inferiore al 13°. Al naso possiamo notare dei sensori freschi che vanno a ricordare aromi di frutta rossa
ancora acerba come la fragolina verde o la ciliegia, oltre a dei sentori floreali come la viola. Al primo assaggio noteremo una piacevole sensazione di freschezza con un tannino presente, ma non pesante accompagnato da una piacevole effervescenza, meno invadente di quella che potremmo trovare in altri lambruschi. La sua piacevole struttura lo rende un vino ideale per piatti più corposi come una tagliatina di maiale o una bella spalla cotta al forno.

5) Concludiamo la nostra prima degustazione con un vino laziale, originario della zona dei Castelli Romani. Il Lazio, poco nota per i suoi vini, presenta delle caratteristiche geologiche molto simili a quelle della Campania e della Sicilia, data la presenza di numerosi suoli vulcanici. Il vino che ora andremo a conoscere proviene da un’area vulcanica poco distante dal lago di Castelgandolfo, Grottaferrata e sui 12 ettari si estendono vigneti di Malvasia del Lazio, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cesanese e Viognier. Donna Adriana 2016 – Castel de Paolis
Il vino è composto per un 80% dal vitigno Viognier e per un 20% dalla Malvasia del lazio. Al calice si presenta con un colore dorato e con una lacrimazione lenta che prepara il degustatore ad un corpo più robusto rispetto ad un altro bianco. Al naso possiamo notare dei sensori inizialmente zuccherini, come lo zucchero a velo e la gardenia, oltre alle note aromatiche derivate dalla Malvasia che possono ricordare gli
agrumi e la frutta esotica. All’assaggio noteremo un sapore pieno con una piacevole sensazione di calore che rispecchia la sua morbidezza, oltre alle piccole note di freschezza ancora presenti, anche se in misura minore. Nel finale noteremo una sensazione di mandorla che va a chiudere la lunga persistenza gusto olfattiva.
CON COSA ABBINARLO?
La sua robustezza e le note aromatiche rendono il vino abbinabile a sapori più forti rispetto ai classici sapori classici della cucina laziale. Date le note persistenti e la sua piccola nota di freschezza possiamo abbinarlo a dei crostini con ricotta di pecora, uvetta e pinoli.

Dove sostare con il camper, caravan o in tenda e moto? 

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Per i Castelli Laziali: parcheggio camper, presso Via Fontana Vecchia, 00040 Castel Gandolfo RM

 

 



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