Torino, il lusso non urlato

Cinque piatti per conoscere “understatement” sabaudo. Seguitemi

In inglese si chiama ” understatement” ovvero  minimizzare ed è proprio la caratteristica che esprime perfettamente lo spirito sabaudo  di Torino. E’ un concetto diametralmente opposto a quello di Milano, dove mentre alla prima della Scala scorrono fiumi di “pellicce” e smoking, al Regio il loden o la mantella di cachemire e il vestito grigio per gli uomini. Credetemi chi come me è nato e cresciuto all’ombra della Mole, sa bene che tutto è racchiuso in un formalismo timido, quasi silente, nello sguardo basso, in una forma di esprimere il lusso in modo mai urlato. Ed è così anche nell’enogastronomia, nei prodotti e nei piatti che si possono degustare visitando la città. Nessun riflettore, nessun podio, nessun chef pluristellato, ma semplicemente tutta l’autenticità di una piola (termine torinese per indicare dove bere del buon vino),  di bar con soffitti barocchi, di pasticcerie con i vasi liberty, gli artigiani del cioccolato e di ristoranti dal sapore “reale”. Quelli intrinsechi di Understatement sabaudo, appunto.

Il Bicerin

In piemontese vuol dire bicchierino ed è la bevanda calda e analcolica riconosciuta come “bevanda tradizionale piemontese” dalla Regione Piemonte e inserita nell’elenco dei  Prodotti Agroalimentari Italiani. Rappresenta l’evoluzione della settecentesca “bavarèisa” che veniva servita in grandi bicchieri tondeggianti e si otteneva mescolando caffè , cioccolata e crema di latte. Secondo la tradizione per il bicerin, i tre ingredienti dovevano essere serviti separatamente e con tre varianti: pur e fior (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), un pòch ëd tut (ovvero un po’ di tutto). Nella realtà fu poi quest’ultima versione ad avere successo . Dove assaggiarlo? Nello storico locale Il Caffè Al Bicerin  (anno 1763) che conserva gelosamente la ricetta del Bicerin.: i dipendenti sono tenuti per contratto al segreto

Le acciughe al verde

Due “anciue al verd” in dialetto piemontese, rappresentano un antipasto tipico della cucina torinese. Nella pratica il saporito pesce azzurro viene arricchito da una profumata salsa a base di prezzemolo, aglio e peperoncino. A dire il vero, le acciughe si ritrovano in molte ricette tipiche piemontesi, per via del fatto che la storia delle acciughe in Piemonte è legata al contrabbando del sale che arrivava (nel regno dei Savoia) dalla Francia attraverso le Alpi. In quel tempo le acciughe erano più economiche e venivano impiegate per nascondere il sale nell’attraversamento delle dogane. Oggi non iniziate un pasto senza “due anciue al verd”

Gianduiotto

Il primo gianduiotto fu prodotto dalla Caffarel nello stabilimento situato in città nella borgata San Donato. Arrivò al pubblico con il carnevale del 1865 dalla maschera torinese Gianduja. Tuttavia pochi sanno che in realtà quello che oggi noi amiamo mangiarlo anche con il pane, gustarlo dopo un buon caffè, o addirittura unirlo in una coppa di marron-glacè e panna (si questo sono io!), fonda le sue origini a motivazioni storico-politiche. Con il blocco napoleonico, le quantità di cacao che giungevano in Europa erano ridotte e con prezzi esorbitanti. Ciò nonostante la richiesta di cioccolato continuava ad aumentare e così Michele Prochet sostituì in parte il cacao con un prodotto molto presente in Piemonte: la nocciola tonda gentile delle Langhe. Ne  nacque così un impasto di nocciole tostate e macinate , cacao, burro di cacao e zucchero. E personalmente dire “santo subito” Michele.

Fritto Misto alla Piemontese

E’ uno di quei piatti che ti sorprende, perchè tu credi di trovarti davanti ad un piatto salato e invece la sua particolarità sta nell’essere composta da elementi dolci e salati. Le sue origini sono molto popolare a quando ancora gli animali venivano macellati a casa e per sprecare il meno possibile, si cucinavano le frattaglie. Sebbene oggi non abbia degli ingredienti fissi, fra le varie portate non possono mancare le frittelle di mele, il semolino dolce, gli amaretti, la salsiccia, il fegato la cervella, le costolette d’agnello e la cotoletta impanata

Bagna Cauda

E’ il piatto per eccellenza della convivialità piemontese! Patrimonio UNESCO come l’arte della pizza napoletana, ne esistono diverse versioni. Per capire davvero cos’è la bagna cauda (bagna calda), occorre fare un passo indietro a quando l’aglio (ingrediente principale) era coltivato abbondantemente in Piemonte e le alici non mancavano, grazie al vicino porto di Savona. Il terzo ingrediente arriva dalla terra ed è l’olio d’oliva e si ottiene così questa pietanza che inizialmente era nata come piatto povero per contadini. Successivamente è diventato il simbolo del Piemonte,  dove la testa d’aglio è obbligatoria ed è molto preponderante come gusto. Si mangia da un’unica pentola posta al centro della tavola e quindi non utilizzare le verdure di contorno come cucchiai e nè usate il pane fa bagnare nel sughetto.

Credits foto : Yari Ghidone e Gianni Battista

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