il mio pensiero Gianna Nannini lascia l'Italia per tutelare la figlia

Gianna Nannini lascia l’Italia per tutelare la figlia

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Gianna Nannini lascia l’Italia per tutelare la figlia Penelope.

«In Italia non so cosa potrebbe succederle se me ne andassi in cielo». In Gran Bretagna, invece, può sentirsi famiglia: «Faccio l’unione civile con Carla e la stepchild adoption». Dopo queste affermazioni, si sono alzati gli scudi della comunità GLBT italiana: dove eri un anno fa quando si discuteva il DDL Cirinnà? Non ti sei mai dichiarata nè hai mai portato avanti la causa dei diritti gay? Stai scappando perchè in Inghilterra non paghi le tasse! Tanto lo si sapeva benissimo che eri lesbica!…Ecco questo è quello che definisco “cicaleccio gay”. Se aprite il vocabolario della lingua italiana il termine cicaleccio, si definisce “Chiacchierio frivolo insistente e fastidioso” ed è questo che traspare dal comportamento della comunità gay italiana. Invece di dire “anche Gianna Nannini è costretta a lasciare l’Italia, per uno vuoto normativo”, si preferisce accusarla di aver tenuto un “low profile”. C’è questo bisogno di sentenziare, ponendo il proprio orientamento sessuale come discriminante per giudicare se una persona sia un buon cantante o pessimo, un buon politico o meno un buon professore o meno. Dover esternare per forza la propria sessualità in qualsiasi modo e luogo, perchè altrimenti sei additato di essere un represso. Come se tutto ruotasse attorno a cosa fai sotto le lenzuola e con chi. Diventa un’intolleranza verso chi decide di svolgere la propria vita senza piume e paillettes, senza partecipare al GayPride, senza dover esternare sempre il pensiero gay. Niente se un artista, decide di non buttare in pasto ai media il proprio rapporto o il proprio orientamento sessuale, non è degno di far parte della comunità GLBT. E dire che qualche mese fa la Gianna nazionale aveva già dato spazio al suo pensiero con la biografia “cazzi miei” e in queste due parole c’è tutto il rispetto, la lotta e i diritti che nessun Pride o associazione gay, potrà mai raggiungere. Nessuno si è chiesto se Lei nel suo silenzio, abbia voluto proteggere la sua compagna, sua figlia o le persone vicino. Non si considera minimamente, se con la normalità e non l’eccesso si possa lo stesso combattere pregiudizi. Niente di tutto ciò, tutti pronti a sentenziare “dove eri un’anno fa”. Dove era?? Era ad avere una figlia e non a camminare per strada accanto a qualche politico o a cercare notorietà cavalcando un fatto di cronaca. Era a fare i fatti suoi,  un atto pratico e non parole.  E ancora oggi con la sua dichiarazione “lascio l’Italia perchè non tutela Penelope” esprime con incisione, eleganza e normalità, una lacuna normativa italiana .

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